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Appennino Foto Festival Luce della Rinascita, chiusa la prima edizione.

Chiude la prima edizione di Appennino Foto Festival – “Luce della Rinascita” il Festival dedicato alla fotografia naturalistica. Grande la qualità dei professionisti intervenuti che hanno presentato i loro scatti provenienti da ogni parte del mondo. Apprezzati dal pubblico la bellezza dei luoghi e le immagini che esaltano il nostro territorio.

Appennino Foto Festival è stato promosso da Photonica3, un gruppo composto da 4 amici veri amanti della fotografia che ormai da anni organizza attività di esposizione, escursioni, eventi e viaggi fotografici diventando una realtà consolidata del panorama nazionale.

Dal 5 al 21 luglio, 22 ospiti hanno contribuito a realizzare oltre 30 eventi distribuiti in 15 diverse location tra Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e San Ginesio coinvolgendo un territorio molto più vasto fino ai Monti Sibillini, dove sono stati promossi workshop fotografici.

Una vera luce di rinascita per i territori che aspettano la ricostruzione. L’eco mediatico ha varcato i confini regionali grazie alle finalità espresse dal Festival, tra cui la promozione di un turismo ambientale che presenti la bellezza dei territori da percorrere a piedi scoprendo i piccoli borghi, o in bicicletta, fermandosi a gustare le nostre specialità enogastronomiche. Ma AFF è stato ancora di più…

Negli incontri con i grandi professionisti della fotografia naturalistica ed ambientale, i partecipanti hanno compreso il ruolo etico che ci può essere dietro ad uno scatto che mira a sensibilizzare chi lo guarda, a renderlo consapevole ad esempio sui cambiamenti climatici in atto, o su altri temi legati all’ambiente, alla conservazione della natura e degli animali.

Questioni che interessano la vita quotidiana di ognuno di noi, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Occorre ricordare che il Festival ha centrato anche un altro obiettivo: è riuscito a portare numerosi visitatori provenienti da diverse regioni italiane nel nostro territorio, creando quell’indotto utile per le diverse attività legate al mondo della ricettività e del turismo in luoghi che ne hanno estremo bisogno.

I visitatori sono rimasti ammirati dalla bellezza del paesaggio e dei nostri piccoli borghi, ma sorpresi nel vederli ancora così feriti dal sisma. Oltre alle conferenze, ben 7 sono state le mostre allestite nel territorio, poi laboratori didattici per i più piccoli, perché la sensibilizzazione verso l’ambiente inizia proprio da loro e come sempre non poteva mancare il supporto degli amici del fotoclub Diaframmazero tra i più attivi delle Marche.

Il Festival ha visto la partecipazione agli eventi in programma di un pubblico vario, composto da esperti ma anche da persone comuni, incuriosite dai temi affrontati con semplicità, attraverso gli scatti fotografici che sanno parlare un linguaggio universale, uniti ai commenti dei relatori. Memorabili inoltre sono stati la premiazione del prestigioso concorso fotografico “Asferico international nature photography competition” giunto alla XIII edizione a cura dell’AFNI e la mostra fotografica “Praterie Steppe e Savane” di Daniele Marson e della sua associazione Bioart Visual. Per l’occasione a San Ginesio è stato riaperto al pubblico il magnifico chiostro di Sant’Agostino a tre anni dal sisma.

Oltre alla presenza su stampa locale e nazionale, oltre al rilancio del fitto programma su siti nazionali specialistici e non, Photonica3 ha avuto il privilegio di ricevere commenti positivi per l’organizzazione dell’evento, mentre le bellezze del territorio ospitante hanno avuto grande visibilità  nei social grazie alla condivisione da parte di tutti i fotografi intervenuti.

Anche la chiusura di AFF è stata un susseguirsi di emozioni. Sabato 20 luglio, in una serata al chiaro di luna ospitata nella piazza di Camporotondo di Fiastrone, si è svolta la cena evento di Photonica3, che ha voluto festeggiare con gli amici di sempre i primi 10 anni di attività, con video dedicati alle mostre e ai viaggi effettuati in tutto il mondo alla ricerca di scatti emozionanti. La piazza del paese si è così trasformata in una grande sala in cui è stato possibile degustare un delizioso menù marchigiano.

Oltre 140 ospiti hanno partecipato all’evento in cui sono stati premiati i vincitori del primo fotocontest promosso e organizzato in occasione dell’Appennino Foto Festival, l’Appennino Foto Contest. Alcuni membri della giuria, composta da fotografi di fama internazionale, sono intervenuti alla serata, evidenziando la grande qualità espressa negli scatti giunti al concorso.

A consegnare il premio al VINCITORE della CATEGORIA PAESAGGI Mauro Tronto per la sua foto “The Astonishing”, è stato il pluripremiato fotografo naturalista Maurizio Biancarelli. Non era presente il VINCITORE della CATEGORIA ANIMALI Samuele Parentella, che si è aggiudicato il podio con la foto “Nella bufera di neve”.

A commentare lo scatto il fotografo Marco Gaiotti, anche lui membro della giuria. VINCITORE della CATEGORIA PARCHI NAZIONALI ITALIANI Anne Mäenurm con la foto “L’ultima Luce” dedicata al Pian grande di Castelluccio di Norcia. Il premio le è stato consegnato da Marianna Santoni, una delle più grandi esperte della fotografia digitale e della post produzione, reduce da due giorni di un workshop partecipato da oltre 30 corsisti provenienti dal nord e sud Italia. Premio speciale Photonica3 ad Andrea Benvenuti, per la foto “Wolf adaptability”.

L’azienda Fotomarket Bravi di Sarnano ha fornito le attrezzature tecniche ai premiati, mentre Photonica 3 ha contribuito con i premi in denaro.

Una serata piena di emozioni positive ricordando i bei momenti e con l’occhio rivolto a quelli ancora da vivere e da immortalare in uno scatto. Gli organizzatori di Photonica3 ringraziano i comuni ospitanti, l’Unione Montana Monti Azzurri, tutti gli Enti che hanno concesso il patrocinio all’evento, le aziende private che hanno contribuito a sostenerlo, le Proloco, le associazioni e tutte le persone che hanno collaborato alla migliore riuscita del Festival.

Buon compleanno Photonica3!

TESTIMONIANZA DAL WORKSHOP AFF CON MAURIZIO BIANCARELLI

Rifugio del Fargno, 1820 mt. – Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Marche

2 minuti e 28 secondi – “Dopo la scossa viene il terremoto”.

Torno, a tre anni dal terremoto, nei monti Sibillini e non mi aspetto ciò che vedo. Case distrutte, crepate e pericolanti, ingabbiate in attesa di demolizione, casette prefabbricate dove striscioni, ormai sbiaditi, non sembrano credere, loro per primi, a ciò che dicono: “Ora basta! Ricostruzione subito!”.
Sparse in questo paesaggio del dopo terremoto, case incredibilmente integre e abitate. Questo crea atmosfere da paesi fantasma, da cui la maggior parte delle persone è come sparita e poche vagano un po’ spaesate, furtive, guardinghe.

E’ come se fosse successo tutto qualche giorno fa, se il tempo si fosse fermato a mostrare ferite ancora aperte.
Arriviamo al rifugio dove Stefano, il gestore, ci racconta l’esperienza di chi in 2 minuti e 28 secondi ha perso la casa, l’auto, il lavoro, qualche persona cara, estraendola dalle macerie, insieme a qualche “miracolato”. Ci racconta lo spaesamento dell’essere stato trasferito, di necessità, in un albergo lungo la costa dove ha ritrovato altri compaesani e conterranei. Chi è sopravvissuto e chi è tornato per reinventarsi un lavoro e una vita vive la mancanza di un “tessuto sociale”, di incontri anche solo per i saluti e per scambiarsi opinioni su ciò che succede, l’abbandono e la mancanza di lungimiranza di chi dovrebbe coordinare la “rinascita”. Qualcuno non ce l’ha fatta al momento della scossa, altri non ce l’hanno fatta dopo, quando è arrivato il terremoto che ha provocato crepe, fessure, spazi di inagibilità nell’anima delle persone.

Che cosa succede quando la tua “immaginazione attiva” e la tua “statua” si separano? Quando l’opera che avevi immaginato deve essere abbandonata, come fosse stata un bozzetto mal riuscito, come se improvvisamente qualcuno ti avesse rubato tela e pennelli, o il pezzo di marmo e gli scalpelli con cui stavi scolpendo la tua statua?

Qual’è il tuo paesaggio interiore, quando non trovi più riferimenti nel paesaggio esteriore in cui ti sei riconosciuto fino a quel momento?
Devi avere dentro di te un’immagine precisa, buona memoria e tantissima determinazione per ripartire per la sua strada, dopo una battuta d’arresto così violenta, per cui perfino la natura e il tuo paesaggio operano contro di te, contro il compimento del tuo “destino”.

Devi trovare il modo di realizzare te stesso, senza tradire ciò che fino a quel momento sei diventato. Devi saperti posizionare in un nuovo paesaggio, trasformando le perdite in opportunità e devi saperlo fare con grande prontezza di riflessi, senza recriminazioni e senza maledire la cattiva sorte.
Lo devi a te stesso, per il lavoro che su te stesso hai fatto fino al momento della scossa, lo devi a chi si trova nella tua stessa condizione, che si specchia in te e in cui tu ti specchi. Devi imparare a distinguere le crepe della casa, causate dal terremoto, da quelle che si sono formate per fragilità mai risolte. Le difficoltà, ciò che ti fa cadere, ti risvegliano dalla routine, da ciò che è già dato come scontato e per sempre, o allargano le crepe.

Se tutto è perso e ti è rimasta la capacità di vederti negli altri, di tenere alto lo sguardo, di pensare che tu sei un valore da preservare, che non ti piace essere scaricato nelle scorie dell’universo, perché tu sei l’universo, riesci a ripensare alla tua immagine, o a ricostruirla come succede ogni volta, dopo un lutto, una perdita, come dopo una scossa elettrica che azzera il potenziale delle cellule per far ripartire il cuore.

C’è un’energia straordinaria nella capacità di vedere il proprio percorso, nell’immaginare una via nuova, nel non condannarsi a sparire prima di essersi manifestati al mondo per come siamo e diventiamo.
I sopravvissuti possono continuare perché si riconoscono tra di loro e hanno consapevolezza di essere una nuova comunità, che parla di essenzialità, di verità, di connessione, con parole che hanno ritrovato il loro significato.

I sopravvissuti possono continuare perché sentono di appartenere fortemente al luogo dove si trovano, perché sentono che far vivere quel luogo è vivere come persone. Il luogo ti appartiene, ti ci riconosci, ti dà identità. Sei il genius loci del tuo luogo e di te stesso.
L’alternativa è la rinuncia, la dipendenza, lo sradicamento, l’annichilimento. Non saremmo noi stessi, allora, come il terremoto, nei confronti di noi stessi? Come sarebbe la nostra casa? Come e chi potrebbe fare comunità con noi?

E’ una curiosa creatura il passato Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato, Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite Possono ancora uccidere!

(Emily Dickinson)

13 luglio 2019                                  Anna