Appennino Foto Festival - Edizione 2026
Bisognerebbe occuparsi di più di questo momento,
di un lunedì nell’orto a Belforte del Chienti,
di un martedì sera d’inverno in mezzo all’oceano.
Bisognerebbe occuparsi più delle domande
che delle risposte, più delle orecchie
che della bocca.
Bisognerebbe credere sempre ai nostri occhi
e occuparsi più del silenzio che dei proclami.
Bisognerebbe proclamare legge nostra il silenzio
che è la voce degli uccelli
e l’erba mossa dalla corazza delle tartarughe.
Bisognerebbe occuparsi più delle scarpe
che dei computer.
Emiliano Cribari
Rigenerare è tornare a essere attenti, saper osservare; è dare un nome ai sentieri, ai boschi, alle case; è saper ascoltare. È dare un senso alto, nuovo e antico, all’abitare, che non sia solo chiudersi in un guscio ma aprirsi all’incontro con l’altro. Abitare un paese è prendersi cura del poco, che è tanto; curarsi con il poco rimanendo, accomodando, costruendo, contemplando; non avere dei “vicini di casa” ma averli dentro, al fianco. Abitare un paese significa esserlo: amarlo, conoscerlo, temerlo, certe volte anche odiarlo. Significa viverlo, trarne nutrimento; conoscerne i limiti, la vocazione, la direzione verso cui vuole portarlo il vento.
La buona fotografia rigenera i luoghi perché consiste in uno sguardo, lento, sulla luce che entra goccia a goccia dalle crepe del tempo. La buona fotografia non si fa con la luce ma con il silenzio.
Chi rigenera i luoghi arriva in pace, cerca pace, dona pace. Arriva sempre camminando. Chi cammina costruisce, con la saggezza di chi non ha visto tanto ma che è andato bene a fondo.
Rigenerare significa avere radici e saper guardare in alto, poi in basso, poi ancora in alto e poi ancora in basso. È imparare a essere luce dal buio, a essere nuvola da un sasso.